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------------------------- Difesa Sindacale LA COMPONENTE ANARCHICA NELLA
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Comunisti Anarchici e Libertari in CGIL n. 51 novembre 2019
I Comunisti Anarchici e Libertari per l'unità dei lavoratori di Cristiano Valente Spi Cgil Livorno I comunisti anarchici e libertari, ieri come oggi, lavorano per l'unità dei lavoratori, per un sindacato autonomo dallo Stato, dalle istituzioni, dai partiti, per un sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori, contro il funzionariato e la burocrazia, per un sindacato che abbia chiara l'inconciliabilità di interessi tra capitale e lavoro, per un sindacato che trova le soluzioni nella determinazione del conflitto. Il documento "la CGIL del futuro" redatto e approvato dal Coordinamento Nazionale di "Lavoro Società - Per una CGIL unita e plurale" Roma 25 giugno 2019 può rappresentare un importante passo in avanti affinchè una sinistra sindacale, propriamente detta, possa essere ridefinita e svolgere un ruolo non più marginale e minoritario all'interno del dibattito sindacale e quindi all'interno della nostra classe. Crediamo, come i compagni estensori del documento, che la necessità oggi sia quella di ricomporre le diverse aree e sensibilità di dissidenza presenti nella CGIL al fine di porre un primo e concreto argine alla frantumazione del tessuto solidaristico che il movimento dei lavoratori sta subendo oramai da oltre trenta anni. Tale positiva acquisizione e scelta da parte di questi compagni e compagne viene, secondo noi, depotenziata con una sostanziale riconferma della linea strategica indicata dal nostro ultimo congresso di Bari, indicata addirittura come "faro" nel mare in burrasca della attuale crisi economica. Ci sembra un'affermazione che, oltre ad impedire nella concretezza una possibile battaglia comune ai compagni ed alle compagne della seconda mozione, al con tempo, non permette e non favorisce una riflessione sulle reali motivazioni della grave situazione in cui oggi siamo. Il pesantissimo attacco che il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici sta subendo è certamente conseguenza del contrattacco del padronato e delle diverse compagini governative che si sono succedute, ma troppe volte e troppo spesso le organizzazioni sindacali, a partire dalla nostra, hanno rinunciato a battaglie, seppur di resistenza, collettive che potessero diventare resistenza organizzata,convergendo spesso in forme di connivenza. Solo un pensiero ed una elaborazione fortemente autocritica rispetto alle scelte ed alle pratiche di questi ultimi anni può evidenziare con chiarezza la corresponsabilità dei nostri gruppi dirigenti all'attuale degrado sociale ed alla pesante sconfitta che i lavoratori e le lavoratrici stanno subendo. Una riflessione che non parta da questo dato oggettivo non ci pare all'altezza dell'attuale situazione politica e sociale, ma può aumentare la confusione e lo sbandamento del movimento dei lavoratori, facilitando una sua ulteriore frantumazione e debolezza nel definire risposte che lo scontro di classe in atto pressupporrebbe. Debolezza che viene esplicitata in apertura del documento con il rituale richiamo alla Costituzione Repubblicana, senza mai chiedersi, a costituzione vigente, del perchè i rapporti di forza oggi siano invece quelli descritti nel capoverso "il paese sta andando alla deriva", dove correttamente si afferma che il paese è .."ripiegato su se stesso.... preda di una corruzione dilagante che ha collusioni con la politica, fra piccoli interessi particolari, indifferenza e qualunquismo di troppi...". Tant'è che pur esplicitando, coraggiosamente, il largo consenso alle gravi scelte classiste del governo "Salvini di Maio" da parte della nostra gente, non si comprendono appieno le motivazioni. A queste caratteristiche deficitarie, si somma una stravagante concezione del ruolo del sindacalismo, in particolare della CGIL, la quale la si vorrebbe mallevadore, cioè in sostanza garante e responsabile "di una possibile forza politica di massa di sinistra"Infatti con un linguaggio un po "biforcuto", pur riconfermando il concetto dell'autonomia politica della CGIL si arriva all'auspicio di una rinata "sinistra politica radicale di massa, capace di fare egemonia e riconquistare il consenso perduto". A tal proposito si indica la necessità di limitare l'attuale incompatibilità politica ai componenti degli esecutivi, consentendo la candidatura alle elezioni di qualsiasi ordine e grado ai componenti dei Direttivi e delle assemblee generali. E' questo tutto il contrario dell'autonomia dai partiti e dai governi che, pur nelle alterne vicende politiche e sociali, la CGIL di Trentin aveva ufficializzato fin dal 1991, attraveso il superamento delle componenti politiche che gestivano la CGIL e che i nostri compagni di Difesa Sindacale indicavano come necessità fin dai primi anni '50.(1) Nonostante le ripetute affermazione sull'autonomia del sindacato, lo schema che viene riproposto, è quello della vecchia e logora "cinghia di trasmissione" di socialdemocratica memoria. In sostanza un sindacato subaltermo al partito, ai partiti politici e soprattutto alle dinamiche parlamentari. Tant'è che si indica la CGIL come l'unico anticorpo per creare una nuova sinistra del lavoro. A nostro avviso la prospettiva di ricostruire un’opposizione di classe interna alla CGIL potrà acquisire credibilità solo se saprà sviluppare un bilancio inevitabilmente critico della propria storia, in considerazione dei livelli di consapevolezza attuali espressi dal movimento sindacale italiano che sono ridotti ai minimi termini. Le aree programmatiche, tutte, hanno espresso un tessuto militante comunque prezioso, con il quale è necessario interloquire oltre i risultati congressuali, per riunirlo e riconnetterlo alla condizione reale della nuova organizzazione del lavoro e alle nuove figure sociali in essa emergenti. Rispetto poi alla presunta suggestione di far vivere e mettere a valore il "marxismo come teoria e prassi dell'agire sindacale" ben più prosaicamente ricordiamo come un nostro vecchio compagno internazionalista, Errico Malatesta, a proposito della necessità della battaglia sindacale affermava: "L' Internazionale era un’associazione operaia che mirava a riunire nel suo seno tutto il proletariato e quindi il suo terreno proprio era la lotta economica, indipendentemente dalle opinioni politiche, filosofiche, religiose che potevano dividere i suoi membri. E fu errore (l'errore che, secondo me, più d'ogni altro la condusse alla morte) quello di avere nei suoi congressi accolte certe teorie che diventavano la dottrina ufficiale dell'associazione. Queste teorie (collettivismo o comuni- smo, socialismo democratico, anarchismo) avrebbero dovuto restare, a parer mio il programma dei gruppi d'idee, i quali dovevano propagarle fra le masse dell' Internazionale, senza pretendere ch'esse fossero accettate da tutti: cosa che da una parte precludeva l'entrata nell' Internazionale agli operai non ancora convertiti e dall'altra produceva la scissione e la lotta a morte fra le diverse scuole ed i diversi partiti, che erano entrati nell'associazione."(2) Occorre quindi, oltre ad una puntuale autocritica delle scelte e delle prassi della nostra organizzazione sindacale, misurarsi sulla capacità di articolare obiettivi chiari, praticabili e unificanti e non programmi vasti, fumosi, nè tanto meno ambiziosi se non addirittura velleitari, irrimediabilmente politici e quindi divisivi. Ciò rende necessaria quella che noi chiamiamo “la strategia dell’obiettivo”. Occorre ritornare a vincere su qualche cosa di concreto: salario, riduzione orario a parità di paga, previdenza e assistenza pubblica. Individuiamo un obbiettivo prioritario. Uno solo. Usiamo e spendiamo tutta la capacità organizzativa ed il sapere delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori. Sappiamo dove colpire con poco rischio da parte nostra, ma penalizzando molto il padrone. Usiamo tutte le energie e tutte le categorie. Nessuna esclusa, includendo anche i pensionati. Costruiamo intorno a questo unico obiettivo una larga convergenza sociale con le strutture e le organizzazioni giovanili e sociali che ancora esistono seppur sparse e frammentate nei territori urbani e periferici. Su questo facciamo una grande campagna di sensibilizzazione e di mobilitazione nei territori usando le Camere del Lavoro come centrali unitarie delle categorie e dei movimenti giovanili e dei precari sempre più presenti nelle realtà produttive. Solo se riusciamo a vincere, su un terreno seppur minimale, può riprendere la consapevolezza che la lotta paga e che è con il conflitto e con l’azione collettiva che si migliorano le condizioni sociali dell’intera comunità. (3) Inoltre sarebbe necessario fare una riflessione sulla stessa metodologia della contrattazione salariale nelle diverse categorie. E' da tempo che nel dibattito interno della nostra organizzazione si usa contrapporre ad una visione vertenziale esclusivamente categoriale la necessità di una pratica rivendicativa di carattere confederale, indicando con ciò, anche se spesso confusamente, la necessità di tenere insieme tutto il movimento senza fughe corporative o categoriali che sfilaccerebbero oltre modo il tessuto già logoro del movimento dei lavoratori. Se un tale ragionamento che ha una sua valenza e significato politico, su cui conveniamo, invece di far svolgere i diversi rinnovi contrattuali delle diverse categorie in date e scadenze diverse potremmo impegnarci affinché la contrattazione sindacale sui salari avvenga per tutte le categorie contemporaneamente. Solo questa modifica di carattere metodologico aumenterebbe la capacità di pressione sulla controparte padronale e governativa in maniera geometrica, assumendo un significato altamente politico, permettendoci di ottenere risultati sicuramente migliori, avendo tutta la massa del movimento mobilitata e non singole categorie. Ci auguriamo per questo che la discussione, meritoria, che i compagni hanno determinato con il loro documento e le poche riflessioni che anche da parte nostra svolgiamo in queste note possa proseguire e attivare ulteriori riflessioni e pratiche affinchè sia raggiungibile l'obiettivo di una forte, coesa e larga sinistra sindacale.
Cristiano Valente SPI - CGIL Livorno Note: (1) "Sul pian della politica interna, considerando che la posizione del sindacato deve investire la struttura economica e sociale del paese, riteniamo estremamente dannoso che l'Organizzazione assoggetti la sua linea alle impostazioni puramente parlamentari date dall'opposizione. La formula dell'apertura a sinistra inserita meccanicamente tra le istanze dell'azione sindacale, sposta la direzione del sindacato verso interessi e categorie politiche, anziché verso interessi e categorie economiche e sociali. Da questa posizione la formula politica dell'interesse nazionale si sovrappone alle istanze dettate dall'interesse di classe che devono saldare l'azione unitaria del proletariato industriale e contadino e dei suoi ceti alleati" Dichiarazione della corrente anarchica di difesa sindacale al IV congresso della CGIL (Roma febbraio/marzo1956) (2) Lettura di Errico Malatesta a cura di Collettivo Nazionale di Studio. Quaderno di Critica Anarchica. Edizione Cantiere 1954. oggi su www.comunismolibertario.it (3) Per una più ampia argomentazione vedi Difesa Sindacale n° 34 Gennaio 2016 . www.difesasindacale.it
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